Glossario

La pompa
Introduzione

Quando in un impianto si deve "muovere" un fluido, caldo o freddo che sia, ci si avvale dell'uso di pompe. 
In altre parole, e in maniera tecnicamente più appropriata, la pompa è una macchina idraulica operatrice che ha la funzione di aumentare l'energia (meccanica) totale di un liquido; essa cioè cede al liquido che l'attraversa, nella misura consentita dal suo rendimento, una parte dell'energia che riceve dal motore di trascinamento.

Già a questo punto si può fare una grossa distinzione in base al motore di trascinamento:

  • si parla di elettropompa quando l'energia meccanica necessaria per la rotazione della pompa è fornita da un motore elettrico;
  • si parla di motopompa quando invece tale energia meccanica è fornita da un motore termico (a scoppio, diesel, ecc.).

Noi si parlerà esclusivamente di elettropompe - e più avanti ci si soffermerà a descrivere le caratteristiche più importanti dei motori elettrici di trascinamento - perché: 

  1. l'impiego dei motori elettrici è prevalente;
  2. la Pentax produce e commercia elettropompe.

Vista la definizione, ci si può introdurre nella descrizione della pompa incominciando dalle grandezze fondamentali che ne descrivono il funzionamento:

  • portata;
  • prevalenza;
  • potenza;
  • rendimento;
  • velocità;
  • NPSH.
Portata

La portata della pompa è definita come il volume utile di liquido erogato dalla pompa nell'unità di tempo.
Generalmente si indica con Q e si misura in m3/s, oppure in m3/h, o in l/min.

Prevalenza

La prevalenza (totale) della pompa rappresenta l'incremento di energia acquisito da 1 kg di liquido fra la sezione di entrata e di uscita della pompa stessa; generalmente si indica con H e si misura in J/kg oppure in m di liquido trasportato (m C. L.). Molto più comodo è parlare non di prevalenza bensì di prevalenza manometrica, indicata con Hman e misurata in m C.A. (metri di colonna d'acqua): affermare che una certa pompa dà una portata di 3 m3/h con una prevalenza manometrica di 12 m C.A., significa che quella determinata pompa riesce ad elevare una quantità d'acqua pari a 3 m3/h fino ad un'altezza massima di 12 m. Vale la relazione: Hman [m C.A.] = H[m C.L.] * ?[kg/dm3], con ? = massa volumica del liquido trasportato.

Tutte le pompe sono fornite di una targhetta che indica chiaramente, tra l'altro, la portata, la prevalenza manometrica e la loro interconnessione. Questi due parametri però non sono fissi, ma variano tra loro in modo inverso: quando aumenta uno, l'altro diminuisce e viceversa. Se i vari punti di funzionamento di una pompa vengono riportati in un diagramma cartesiano, dove sull'asse delle ascisse si pone la portata e sull'asse delle ordinate la prevalenza manometrica, si ottiene la cosiddetta caratteristica Q - Hman della pompa. (fig. 1)  

Figura 1 - Curva caratteristica di una pompa centrifuga.

La curva caratteristica può essere "piatta" o "ripida" a seconda di come la pompa è stata progettata e a seconda dell'impianto in cui la pompa stessa deve essere inserita. Come si può notare dalla figura 2, le pompe che presentano una curva caratteristica piatta danno luogo a deboli variazioni di prevalenza per forti escursioni di portata, mentre le pompe che presentano una curva caratteristica ripida danno luogo a piccole variazioni di portata per elevate variazioni di prevalenza. Quindi le pompe del primo tipo saranno da preferire quando si desidera una prevalenza più o meno costante con una portata variabile entro ampi margini (è, per esempio, il caso delle pompe per impianti antincendio); viceversa le pompe del secondo tipo saranno da scegliere quando si vuole una portata pressoché costante con una prevalenza variabile entro un campo relativamente ampio (per esempio nel caso di pompaggio da pozzi, in cui si desiderano in genere portate costanti anche in presenza di elevate variazioni del dislivello geodetico). 

Figura 2 - Curve caratteristiche piatta e ripida.

Potenza

Esiste la potenza fornita al liquido dalla pompa: Pu[W] = g[m/s2] * ?[kg/m3] * Q[m3/s] * H[m C.L.], essendo g[m/s2] la accelerazione di gravità generalmente pari a 9,81 m/s2.

Esiste poi la potenza Pnom assorbita dalla pompa, ossia, relativamente al caso in oggetto di elettropompe, la potenza ceduta dal motore elettrico all'asse della pompa.

Esiste infine la potenza elettrica assorbita Pass dal motore elettrico di trascinamento dalla rete di alimentazione. 

Rendimento

Esiste il rendimento ?p della pompa, definito come il rapporto tra la potenza Pu fornita al fluido e la potenza Pnom assorbita dalla pompa (ossia la potenza meccanica resa dal motore elettrico): ?p = Pu / Pnom. 

Esiste poi il rendimento ?mot del motore elettrico, definito come il rapporto tra la potenza assorbita dalla pompa e quella assorbita dal motore: ?mot = Pnom / Pass.

Nel caso di elettropompe si parla frequentemente di rendimento del gruppo, definito come il rapporto tra la potenza fornita al fluido e la potenza assorbita dal motore: ?gr = Pu / Pass = ?p* ?mot. Conviene sottolineare che il rendimento ?gr del gruppo è un parametro molto importante per una elettropompa: più elevato è il suo valore e minore è la spesa, in termini di energia elettrica e in definitiva in termini di soldi, che si deve sostenere affinché la elettropompa compia un determinato lavoro.

Velocità

La velocità di rotazione è il numero di giri compiuti dalla pompa nell'unità di tempo; generalmente è indicata con n e misurata in giri/min.

Tutte le elettropompe Pentax montano un motore asincrono a 2 poli; considerando lo scorrimento medio dei motori ed essendo l'energia elettrica distribuita generalmente su reti con frequenza pari a 50 o 60 Hz, è grossomodo n(50 Hz) = 2750 - 2950 giri/min e n(60 Hz) = 3300 - 3550 giri/min.

NPSH

Questo parametro indica l'incapacità della pompa a creare il vuoto assoluto, ossia l'incapacità di tutte le pompe centrifughe di aspirare ad un'altezza uguale o superiore a 10,33 m (che corrisponde generalmente al valore della pressione atmosferica a livello del mare).

Dal punto di vista fisico, l'NPSH indica la pressione assoluta che deve esistere all'ingresso della pompa affinché non insorgano fenomeni di cavitazione. Quando una pompa cerca di aspirare una certa quantità di liquido da una profondità superiore rispetto a quella consentita dalle sue caratteristiche, si verifica appunto il fenomeno della cavitazione: la girante interrompe la vena liquida e, di conseguenza, si formano piccole bolle di vapore; queste bolle implodono poco dopo essersi formate, generando un notevole rumore simile ad un martellio metallico e creando seri danni alle parti idrauliche della pompa. Ecco quindi perché è importante che ogni costruttore di pompe indichi chiaramente, tra le caratteristiche delle sue macchine, la massima altezza di aspirazione oppure fornisca la curva dell'NPSH in funzione della portata. Massima altezza di aspirazione Hmax e NPSH sono tra loro legate dalla relazione:

Hmax = A - NPSH - Hasp - Hr (m)

dove A = pressione assoluta in m esistente sul pelo libero del fluido nel serbatoio di aspirazione; se si aspira da un serbatoio "aperto", a contatto cioè dell'atmosfera, A è pari alla pressione atmosferica;
Hasp = perdite di carico nella condotta di aspirazione in m;
Hr = tensione di vapore del liquido trasportato in m.

L'NPSH è influenzato dal valore della portata: esso cresce con l'aumentare di quest'ultima; da ciò ne consegue che per ricondurre la pompa ad un funzionamento regolare è spesso sufficiente parzializzare opportunamente la saracinesca di mandata per ridurre cosi' la portata della pompa stessa. Come si può notare dall'espressione appena scritta, per aumentare la massima altezza di aspirazione di una certa pompa si possono diminuire le perdite di carico Hasp della condotta di aspirazione: ecco perché è sempre conveniente montare in aspirazione una tubazione avente un diametro interno il più grande possibile.

Impianto
Curva caratteristica

Curva caratteristica dell'impianto - Punto di lavoro Curva caratteristica dell'impianto - Punto di lavoro

In un impianto (idraulico) di sollevamento si distinguono:  

  1. il canale o la vasca di aspirazione, ossia "l'ambiente" da cui la pompa preleva il liquido;   
  2. la condotta o tubazione di aspirazione, mediante la quale il liquido viene addotto alla pompa (manca solo negli impianti con pompe aventi corpo immerso);   
  3. la condotta o tubazione di mandata, in cui la pompa invia il liquido;   
  4. il canale o la vasca di mandata, ossia "l'ambiente" nel quale la pompa immette il liquido sollevato. L'energia richiesta per portare 1 kg di liquido dalla vasca di aspirazione a quella di mandata è:
    Hi = (Hm - Ha) + Hg + Hp (m)

    dove:
    * Hm e Ha, espresse in m C.L., sono le pressioni sulle superfici del pelo libero del liquido nella vasca di mandata e di aspirazione rispettivamente: se tutte e due le vasche sono alla pressione atmosferica, il termine (Hm - Ha) è nullo;
    * Hg è il dislivello geodetico, in metri, dell'impianto: gli esempi riportati nella figura 3 indicano come deve essere misurato;
    * Hp sono le perdite di carico globali, in metri, della condotta di aspirazione (se esiste) e di mandata. Le perdite di carico sono le perdite di energia che intervengono nello spostamento del liquido: possono essere "continue" o "accidentali". Le prime sono quelle dovute all'attrito tra fluido e tubazione mentre le perdite accidentali sono dovute a variazione di velocità (allargamento o restringimento della sezione, imbocchi e sbocchi, valvolame, ecc.) e cambiamento della direzione (curve, gomiti, ecc.). Per il calcolo delle perdite di carico generalmente si ricorre a grafici e/o tabelle facilmente reperibili su buoni libri di idraulica o di impianti di sollevamento.
    Mentre Hm, Ha, Hg generalmente restano costanti con il variare della portata, le perdite di carico Hp aumentano con l'aumentare della portata secondo una legge all'incirca quadratica: risulta pertanto che anche il valore di Hi aumenta all'aumentare della portata. 
    Se in un diagramma cartesiano si riportano i valori di Hi in funzione della portata, si ottiene la cosiddetta "linea della resistenza totale o curva caratteristica dell'impianto" (figura 4). Generalmente la curva caratteristica dell'impianto si traccia congiungendo un certo numero di punti di coordinate (Q, Hi) tenendo presente che, come già detto, al variare di Q varia solo il termine Hp.

Figura 3 - Alcuni esempi di installazione con relativa indicazione del dislivello geodetico.

 

Figura 4 - Curva caratteristica dell'impianto.

Se su di uno stesso diagramma cartesiano si riportano la curva caratteristica di un determinato impianto e la curva caratteristica di una certa pompa, si trova un punto di intersezione tra le due curve che definisce il punto di lavoro di quella pompa in quell'impianto (figura 5).

 

Figura 5 - Punto di lavoro o di funzionamento di una pompa.

Già da questa breve descrizione si può dedurre che il punto di lavoro non dipende solamente dalle caratteristiche della pompa, ma è pure funzione del tipo di impianto in cui la pompa stessa viene inserita: è sufficiente manovrare una saracinesca posta sulla mandata della pompa, variando così le perdite di carico ivi localizzate, oppure variare il livello del liquido nella vasca di aspirazione o di mandata, cambiando così il dislivello geodetico Hg, per spostare il punto di lavoro in corrispondenza di una portata diversa.

Dimensioni e disposizioni
Tubazioni e pezzi speciali

Dimensioni e disposizioni di tubazioni e pezzi speciali

  • I diametri nominali delle bocche delle pompe non danno nessun riferimento per stabilire i diametri delle tubazioni aspiranti e prementi. Per tubazioni prementi di limitata lunghezza, la velocità del flusso e la portata potranno essere fissati secondo la seguente tabella (valori approssimati e orientativi):

diametro interno (mm) 25 32 40 50 65 80 100 150 200

velocità flusso (m/s)

1,4

1,4

1,5

1,6

1,7

1,8 1,9 2,0 2,1

portata (m3/h)

2,5

4,1

7

11

20

33 54 127 237
  • Per tubazioni prementi, di notevole lunghezza (e quindi relative ad impianti di pompaggio di elevata potenza), il diametro viene scelto in base a criteri tecnici ed economici al tempo stesso.
    La condotta premente è opportuno sia munita di una valvola di ritegno e di una valvola di regolazione. La prima, posizionata a monte delle seconda cosi' da poter essere ispezionata ed eventualmente sostituita senza vuotare la condotta premente, deve proteggere la pompa dal colpo d'ariete e deve impedire il deflusso invertito attraverso la girante qualora si abbia un arresto improvviso del gruppo. La valvola di regolazione è invece usata per variare la portata sollevata dalla macchina e quindi serve per soddisfare le esigenze dell'utenza.
  • La tubazione di aspirazione richiede una attenzione maggiore della tubazione premente in quanto una sua erronea installazione o un suo cattivo dimensionamento possono dar luogo a seri inconvenienti (primo fra tutti la cavitazione, con tutti i problemi che ne derivano).
    Per garantire le migliori e le più efficienti condizioni in aspirazione, tale tubazione deve essere quanto più breve possibile, verticale oppure in salita verso la pompa (in modo da evitare sacche d'aria che potrebbero causare il disadescamento della pompa stessa), senza strozzature e brusche variazioni di direzione.
    Lungo lo sviluppo della condotta di aspirazione non vi devono essere, salvo casi particolari di impianti complessi, valvole di alcun genere ad eccezione della valvola di fondo montata sull'estremità immersa della tubazione aspirante stessa; nel caso di pompe autoadescanti tipo Jet, la valvola di fondo può essere sostituita da una valvola di ritegno montata direttamente sulla bocca aspirante. Occorre inoltre tener presente che, per garantire l'aspirazione del liquido da sollevare, tale condotta deve essere, specialmente se si ha un alto dislivello geodetico in aspirazione, a chiusura ermetica. Al tempo stesso non deve presentare punti elevati nei quali si possano raccogliere l'aria e/o i gas disciolti nel liquido con conseguente interruzione del flusso: è quindi opportuno realizzare giunti flangiati o filettati, scartando le soluzioni che prevedono giunti a bicchiere o campana i quali spesso danno luogo a tenuta non perfetta.
    Per evitare la formazione di vortici e quindi che insieme al liquido da sollevare venga aspirata anche dell'aria, bisogna che la sezione di ingresso del condotto di aspirazione sia situata al di sotto del pelo libero di aspirazione di un'altezza pari a 0,4 - 1 m a seconda delle dimensioni dell'impianto. Per tubazioni aspiranti corte si possono scegliere i valori di velocità del flusso e della portata sopraindicati moltiplicandoli per 0,8; il diametro interno non deve comunque mai essere inferiore al diametro della bocca aspirante della pompa.
  • Ogni pompa dovrebbe avere, possibilmente, una propria tubazione aspirante in modo da poter essere facilmente esclusa dall'impianto qualora se ne presenti la necessità e anche per non far entrare aria nel collettore aspirante attraverso una pompa ferma. Se si deve progettare una tubazione aspirante unica per più pompe, occorre eliminare le valvole di ritegno prementi e montarle sulle bocche aspiranti.
  • Pezzi speciali (quali curve, gomiti, derivazioni e raccordi, ecc.) e valvolame vario, dovrebbero trovare impiego soltanto se costruiti in modo adatto: per un approfondimento in materia si rimanda a un buon libro di idraulica o di impianti di sollevamento. In ogni caso occorre tener presente che:
    1) i giunti devono essere accurati per evitare rientrate d'aria e per evitare che le guarnizioni non riducano la sezione utile di passaggio della tubazione aumentandone la resistenza;
    2) per parzializzare la portata, bisogna agire solo sulle saracinesche disposte sulla tubazione premente e mai su quelle in aspirazione.
Le pompe
I motori elettrici

Nozioni sui motori elettrici delle elettropompe

Normalmente le elettropompe montano motori elettrici del tipo ad induzione a 2 oppure 4 poli: ogni elettropompa Pentax è azionata da un motore ad induzione con rotore in corto circuito (a gabbia di scoiattolo), del tipo chiuso e autoventilato, adatto per servizio continuo, a 2 poli. Caratteristiche peculiari di questi motori sono la semplicità e la sicurezza di funzionamento, l'elevata robustezza e l'economicità. Possono essere del tipo trifase oppure, per potenze limitate (grosso modo inferiori a 3 Hp), anche monofase; generalmente questi ultimi vengono costruiti con condensatore permanentemente inserito.
Grandezze caratteristiche di un motore elettrico sono:

  1. potenza nominale e corrente nominale; 
  2. tensione e frequenza nominali; 
  3. f.d.p.; 
  4. velocità; 
  5. tipo di servizio; 
  6. classe di isolamento; 
  7. grado di protezione. 
Potenza e corrente nominali

La potenza nominale di un motore elettrico è la potenza meccanica disponibile all'albero; si esprime in Watt (W) oppure in cavalli vapore (1 Hp = 745,7 W) o in cavallo vapore metrico (1 CV = 736 W): per comodità si pone spesso 1 CV = 1 Hp = 750 W.

La corrente nominale è la corrente assorbita dal motore quando, alimentato a tensione e frequenza nominale, fornisce la potenza nominale. La potenza nominale si discosta da quella assorbita in ragione del rendimento del motore. Da tener ben presente che la potenza, o la corrente, nominale caratterizza un ben determinato punto di funzionamento del motore: quello nominale. L'effettiva potenza, o corrente, assorbita dal motore elettrico di trascinamento di un'elettropompa dipende dal punto di lavoro dell'elettropompa stessa: per pompe centrifughe, per esempio, più elevata è la portata e maggiore è la potenza assorbita.

Per problemi di surriscaldamento, e spesso per evitare anche il fenomeno della cavitazione, è fondamentale utilizzare qualsiasi elettropompa entro i limiti indicati dal costruttore: solo in questo modo si può essere sicuri di non compromettere l'efficiente funzionalità e l'elevata durata di vita della macchina.

Tensione e frequenza nominali

La tensione nominale è la tensione concatenata, ossia tra due fasi, ai morsetti del motore alla potenza nominale. Il suo valore è tenuto in considerazione dal progettista per il dimensionamento della macchina: per un corretto funzionamento del motore, e quindi in definitiva della elettropompa, bisogna che la tensione della rete elettrica di alimentazione non si scosti molto da tale valore: la normativa internazionale a proposito, impone che gli apparecchi a motore siano in grado di fornire la loro potenza nominale, e quindi di funzionare correttamente, quando sono alimentati ad una tensione che può variare entro il + 5% (6%) del valore nominale.

Nel caso che in un determinato Paese la tensione della rete di distribuzione elettrica variasse entro ampi margini attorno ad un valore nominale, è conveniente far presente il fatto al costruttore il quale può anche valutare se progettare un apposito motore con particolari caratteristiche.

Altri dati importanti, che devono sempre comparire sulla targa della macchina, sono la frequenza nominale - generalmente 50 Hz oppure 60 Hz - e il numero di fasi: generalmente si hanno motori asincroni monofase o trifase. Come precedentemente specificato, i motori ad induzione monofase sono quasi sempre del tipo a condensatore permanentemente inserito: in tal caso sulla targhetta si troverà il valore della capacità del condensatore e quello della tensione massima che esso può sopportare.

Fattore di potenza

Il fattore di potenza (f.d.p.) o cos f, generalmente non conosciuto o non considerato dai "non-tecnici", è indicativo dello sfasamento tra i vettori rappresentativi della tensione, ai morsetti del motore, e della corrente, da esso assorbita. E' questo un parametro molto importante per un motore asincrono essendo, assieme al rendimento, un indice della qualità del motore: il suo valore è tanto più elevato quanto più il progettista ha eseguito un "buon" dimensionamento senza speculare eccessivamente sul costo (usare lamierini di qualità, abbondare nelle dimensioni del pacco e nel numero di conduttori dell'avvolgimento, ecc.).

Da tener inoltre presente che nei diversi Paesi, l'ente che gestisce la distribuzione dell'energia elettrica, impone all'utente un valore minimo del f.d.p.: per valori inferiori a tale limite, l'utente è tenuto a pagare per l'energia consumata un sovrapprezzo. L'ente di distribuzione stesso ha inoltre la facoltà di ottenere che l'utente modifichi i propri impianti per riportare il f.d.p. ad un valore non inferiore al limite imposto: minore è il f.d.p. di un impianto e maggiore è la spesa che si deve sostenere per riportarlo al valore minimo imposto (ossia, come si dice in termine tecnico, per rifasare l'impianto).

Velocità

Si veda il paragrafetto relativo alla velocità della pompa.

Tipo di servizio

Per servizio di una qualsiasi macchina elettrica si intende (la definizione del) il carico al quale la macchina stessa è sottoposta, inclusi (se applicabili) i periodi di avviamento, frenatura elettrica, funzionamento a vuoto, riposo, nonché la loro durata e la sequenza nel tempo.

Senza soffermarsi a descrivere i vari tipi di servizio definiti dalla normativa (continuo, di durata limitata, intermittente periodico, ecc.) conviene semplicemente sottolineare che ogni elettropompa Pentax è azionata da un motore ad induzione, monofase o trifase a seconda del modello, del tipo chiuso e autoventilato, adatto per servizio continuo, ossia in grado di fornire ininterrottamente le prestazioni dichiarate in targhetta.

Classe di isolamento

Durante il funzionamento un dielettrico va degradando, cioè va via via perdendo la capacità di assolvere il compito per cui è utilizzato. Si parla pertanto di durata di vita di un isolante, intendendo con questo termine indicare il tempo durante il quale le proprietà dell'isolante si mantengono superiori a dei valori prestabiliti cosicché esso è in grado di assolvere la funzioni cui è destinato. 

La durata dei materiali usati per l'isolamento della macchine elettriche dipende da numerosi fattori di diversa natura: termica, chimica, meccanica ed elettrica. Tra questi i più importanti sono le sollecitazioni termica ed elettrica.

Nei riguardi delle macchine, il valore della temperatura di funzionamento è di grande importanza perché da essa dipende la durata di efficiente funzionalità. Infatti, quantunque gli isolanti abbiano ognuno una temperatura limite di funzionamento che non bisogna mai superare, la durata della loro efficienza è tanto maggiore quanto minore è la temperatura alla quale vengono fatti lavorare.

Sulla base di questi concetti i materiali isolanti solidi vengono suddivisi in classi, convenzionalmente identificate tramite una lettera e contraddistinte dalla massima temperatura accettabile durante l'esercizio.

Le classi di isolamento più diffuse e le relative temperature massime sono le seguenti:

classe di isolamento A E B F H

temperatura limite (°C)

105

120

130

155

180

Siccome, a parità di potenza, la temperatura delle varie parti di una macchina elettrica dipende dalla temperatura ambiente, la normativa internazionale parla più frequentemente non di temperatura limite ma di massima sovratemperatura ammissibile rispetto alla temperatura ambiente. Più precisamente, in relazione alle macchine elettriche, viene definita una temperatura ambiente convenzionale e vengono fissati i limiti per le sovratemperature degli avvolgimenti in base alla classe di isolamento adottata.

La Norma IEC 335-1 / 335-2-41, relativa alle pompe elettriche d'uso domestico e similari, fissa una temperatura ambiente di 25 °C (che occasionalmente può raggiungere 35 °C) e definisce per le sovratemperature degli avvolgimenti i seguenti limiti:

classe di isolamento A E B F H

temperatura limite (°C)

75

90

95

115

140

La Norma IEC 34-1 relativa alle macchine elettriche rotanti, e quindi valida per i motori elettrici, fissa una temperatura ambiente convenzionale pari a 40 °C e definisce i seguenti limiti per le sovratemperature degli avvolgimenti:

classe di isolamento A E B F H

temperatura limite (°C)

60(65)

75

80(85)

105(110)

125(130)

I valori tra parentesi sono relativi a macchine di potenza inferiore a 600 W. Si può in definitiva sintetizzare affermando che la classe di isolamento di un certo motore elettrico, è indicativa della massima sovratemperatura raggiungibile, rispetto alla temperatura ambiente, dagli avvolgimenti del motore stesso: un elevato valore di sovratemperatura ammissibile denota un impiego di materiale isolante "di qualità" nella costruzione della macchina e rende quest'ultima utilizzabile in installazioni particolarmente gravose.

Le elettropompe Pentax sono azionate da motori elettrici con isolamento in classe B oppure F a seconda della grandezza motore.

Grado di protezione

Come le altre macchine rotanti, anche i motori elettrici - e quindi le elettropompe - risultano classificati a seconda del sistema di chiusura e cioè della protezione contro l'entrata di corpi solidi e liquidi.
Il grado di protezione degli involucri delle macchine elettriche rotanti, viene definito dalla Norma con l'acronimo IP (International Protection), più due cifre seguite, eventualmente (a discrezione del costruttore), da una o due lettere. Come sintetizzato nella figura 6, ogni posizione del codice ha una sua valenza.

Figura 6 - Struttura del codice IP secondo la normativa internazionale. La lettera "X" sostituisce l'una, l'altra o entrambe le cifre, quando queste non sono richieste oppure, nell'ambito di un testo, risultano ininfluenti ai fini dell'argomento trattato.

  • La prima cifra caratteristica integra in sé una duplice indicazione:
    a) protezione delle persone, contro l'accesso a parti pericolose, cioè parti elettricamente attive o parti meccaniche in movimento;
    b) protezione della macchina contro la penetrazione di corpi solidi estranei. Le cifre indicano, in progressione, gradi di protezione via via più alti. Resta inoltre inteso che una macchina con, ad esempio, un grado 4 è conforme anche ai gradi di protezione più bassi (da 0 a 3).
  • La seconda cifra caratteristica indica invece la protezione contro la penetrazione dannosa dell'acqua.
  • La lettera addizionale ha lo scopo di designare il livello di inaccessibilità dell'involucro della macchina alle dita o alla mano, oppure ad oggetti impugnati da una persona: tale lettera denota cioè una funzione prettamente antinfortunistica e deve essere utilizzata solo se la protezione contro l'accesso è superiore a quella definita con la prima cifra caratteristica.
  • La lettera supplementare ha lo scopo di indicare condizioni particolari attinenti la tipologia o l'impiego della macchina.

Tutte le elettropompe Pentax sono caratterizzate da grado di protezione IP44, ossia sono protette contro l'accesso, a parti pericolose, di un filo o di corpi solidi con dimensioni maggiore o uguale a 1 mm (1a cifra), nonché contro gli spruzzi d'acqua provenienti da qualsiasi direzione (2a cifra).

Le migliori soluzioni per la movimentazione dell'acqua e dei fluidi nel settore industriale e domestico, in tutto il mondo.
Viale dell'industria 1
37040 Veronella (VR)
Italia
t. +39 0442 489 500
f. +39 0442 489 510